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LA MIA STORIA
Un viaggio tra tradizione familiare, esperienza e passione imprenditoriale.

Hanno parlato di me:

Chi sono

Sono la quinta generazione della famiglia Pirelli. Ho iniziato la mia carriera in fabbrica, non in ufficio. Ho imparato cosa significa fare un pneumatico prima di imparare cosa significa fare una riunione con il board.

Ho ricoperto ruoli di leadership globale in Pirelli negli ultimi 20 anni. Oggi sono Global Head of Future & Micro Mobility e membro del CdA della Fondazione Pirelli. Ogni giorno lavoro su temi di sostenibilità, futuro della mobilità e road safety a livello internazionale.

Parallelamente, ho scelto di certificarmi come Coach ICF PCC e in 2.000+ ore di pratica ho accompagnato manager, imprenditori e professionisti attraverso transizioni, salti di carriera, e sfide di leadership che nessun corso universitario aveva preparato ad affrontare.

Ho scritto un libro per Franco Angeli sulle competenze imprenditoriali. Non per il cognome che porto ma perché quello che racconto è vero, specifico, e applicabile da subito. Qualcosa di concreto scritto da chi ha vissuto situazioni uniche.


Una famiglia che ha sempre preferito costruire piuttosto che apparire

Il fondatore

Il 28 gennaio 1872, a Milano, un ragazzo di 23 anni laureatosi due anni prima al Politecnico fondava la prima azienda italiana a lavorare il caucciù. Si chiamava Giovanni Battista Pirelli. Era nato a Varenna, ottavo di dieci figli di un panettiere. Non aveva capitali di famiglia, non aveva una rete di potere, non aveva precedenti industriali su cui appoggiarsi. Aveva un'idea, un diploma di ingegneria, e una convinzione che l'Italia fosse pronta per qualcosa che ancora non esisteva.

Partì con 40 operai e 5 impiegati in meno di mille metri quadrati vicino a via Ponte Seveso. Diventò Senatore del Regno nel 1909. Morì nel 1932, dopo sessant'anni in cui aveva costruito una delle aziende più riconoscibili al mondo, senza mai cercare la ribalta personale, senza mai confondere il proprio nome con quello dell'impresa.

Questa scelta — il lavoro prima della visibilità, i fatti prima delle dichiarazioni — non fu sua soltanto. Divenne il carattere della famiglia.

La seconda e terza generazione

I figli Piero e Alberto assunsero la guida dopo la sua morte. Piero guidò il Milan e costruì San Siro nel 1926 non perché volesse un palcoscenico, ma perché Milano aveva bisogno di uno stadio. Alberto divenne uno degli imprenditori italiani più noti nel mondo, viaggiando instancabilmente per costruire relazioni commerciali internazionali quando internet non esisteva e i rapporti si costruivano persona a persona. Anche loro: fatti, non parole.

Il tratto si consolidò con la terza generazione. Leopoldo Pirelli, nato nel 1925, non entrò in azienda dal portone principale. Iniziò con la contabilità generale a Basilea, poi la contabilità industriale a Bruxelles, poi gli acquisti a Londra, poi il suo primo incarico ufficiale: capoturno in uno stabilimento a Tivoli. Imparò l'azienda da dentro, nel senso letterale. Solo dopo quell'apprendistato rigoroso gli fu affidata una scrivania di fronte a quella del padre.

L'imprenditore gentiluomo

La Frankfurter Allgemeine Zeitung, nel 1990, lo definì in un modo che i giornali italiani non avrebbero mai usato: "Leopoldo Pirelli, l'italiano serio." Non un encomio di circostanza. Una descrizione precisa, riconoscibile, che viaggiò oltre i confini nazionali proprio perché in Italia era rara.

Nel 1986, ricevendo la medaglia di Socio onorario del Collegio degli Ingegneri di Milano, Leopoldo scelse di non parlare di risultati, di numeri, di traguardi. Scrisse invece "Le dieci regole del buon imprenditore" — non un bilancio di carriera, ma un codice morale. Il primo principio era la convinzione che la libera impresa privata sia pilastro importante di un libero sistema e mezzo insostituibile di progresso sociale. L'ultimo, il più lapidario: cercare, con tutte le proprie forze, di chiudere buoni bilanci. E se non ci si riesce, riprovare. E se non ci si riesce più volte, andarsene. Senza dramma, senza alibi.

Guidò Pirelli per oltre trent'anni attraverso l'autunno caldo del '69, le crisi petrolifere, la stagione del terrorismo, la trasformazione industriale del Nord Italia. Quando i muri di Milano erano tappezzati di scritte "Agnelli e Pirelli ladri gemelli", non lasciò il timone. Rimase calmo, aprì il dialogo con i sindacati, cercò soluzioni dove altri cercavano scontri.

Lasciò la presidenza nel 1996. Morì nel 2007. I giornali lo ricordarono come "l'imprenditore gentiluomo."

Lo spirito imprenditoriale non ha fine

Mio padre, Alberto, dopo innumerevoli successi a capo delle varie unità in Pirelli e anni di vicepresidenza, è andato in pensione prendendo la presidenza di Milano & Partners e Sodalitas. Pur da aspetti differenti si occupa di fornire valore, esperienza, mentorship e cultura alle società italiane, ai giovani e agli imprenditori del domani.

Non troverete i Pirelli nei rotocalchi, nei salotti televisivi, nelle classifiche degli influencer del momento. Quando un membro della famiglia è apparso sui media — dal Corriere della Sera al Sole 24 Ore, da Sky Arte alla stampa internazionale — era per parlare di impresa, di innovazione, di responsabilità civile. Mai di sé.

Questa non è timidezza. È una scelta tramandata di generazione in generazione, con la stessa precisione con cui si tramanda un metodo di lavoro: il nome vale quanto ciò che costruisce, non quanto ciò che dichiara.

Perché lo racconto

È la stessa ragione per cui ho aspettato di avere qualcosa di concreto e verificabile da offrire prima di aprire Pcoach. Non prima.

Quello che faccio oggi — i corsi, il coaching, la formazione, il libro — è la traduzione in qualcosa di accessibile di ciò che ho visto, vissuto e imparato in cinque generazioni.

La stessa attenzione che metto nella crescita del mio team in Pirelli e in tutte le sfide che affronto nella vita.

Non è una promessa. È un trasferimento di metodo. Con la stessa discrezione con cui è stato costruito.

Dunque se non mi conoscevi, ora sai il perché. E se lo hai capito, hai un motivo per sentirci anche solo brevemente.



Perché lo faccio

Non tutti hanno la fortuna di crescere osservando come si costruisce un'azienda da zero, o come la si mantiene in vita per cinque generazioni. Ho avuto quella fortuna. Mi sembra giusto trasformarla in qualcosa di utile per chi quella fortuna non l'ha avuta.

Coach ICF PCC

2.000+ ore di pratica certificata

Global Head of Future & Micro Mobility

Pirelli

Membro del CdA

Fondazione Pirelli

Autore "Valori che creano valore"

Franco Angeli — 300 copie/mese

Speaker PreCop26

Riconoscimento per impegno nella sostenibilità sociale

Founder Under40 Award

Pcoach

Tutor di imprenditorialità

Università di Milano

Speaker Hub-E

Evento UNESCO

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